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Anche quest'anno… Non è stato Natale per tutti


Abbagliati dal luccichio di questi giorni, dal turbinio di cose da acquistare-cucinare-fare, con gli occhi riempiti da film di Natale e le orecchie da canzoncine scampanellanti e gioiose… potrebbe risultarci più difficile mantenere uno sguardo profondo sulla realtà intorno a noi e realizzare che no, non è stato un Natale uguale per tutte le persone. E queste persone abitano proprio all’angolo di casa nostra.


POVERTA’ DOVE NON TE LA ASPETTI


In Europa, il 21% della popolazione vive in una condizione di rischio povertà o esclusione sociale: si tratta di oltre 93 milioni di individui – più di un europeo su cinque – che sperimentano condizioni di grave deprivazione materiale/sociale o che sono penalizzati sul fronte del reddito o da una condizione di bassa intensità lavorativa. Già, in Europa.

Se facciamo un focus sull’Italia, poi, ancora più impressionanti sono i dati riportati nel “REPORT STATISTICO NAZIONALE 2025 – LA POVERTA’ IN ITALIA SECONDO I DATI DELLA RETE CARITAS”.

Negli ultimi 10 anni, il numero degli assistiti della Caritas è aumentato in maniera allarmante: l’incremento è stato del 62,6%. I territori con l’aumento più marcato delle richieste di aiuto sono quelli del Nord Italia (+77%), seguiti da quelli del Mezzogiorno (+64,7%).

Si potrebbe pensare che il binomio povertà - disoccupazione sia inscindibile, eppure purtroppo non è solo la mancanza di un impiego che spinge a chiedere aiuto: di fatto quasi un beneficiario su quattro rientra nella categoria del working poor, il lavoro povero, con punte che superano il 30% nella fascia tra i 35-54 anni. Quindici anni fa gli occupati poveri erano appena il 15%; questo descrive con chiarezza una profonda trasformazione del fenomeno stesso della povertà. 


CASA DOLCE CASA


Tra le persone seguite nel 2024 dalla rete Caritas, il 33% manifesta almeno una forma di disagio abitativo. In particolare, il 22,7% vive una grave forma di grave esclusione abitativa (persone senza casa, senza tetto, in persone sotto sfratto, persone accolte presso dormitori, servizi di accoglienza, alloggi temporanei), mentre il 10,3% presenta difficoltà legate alla gestione o al mantenimento dell’alloggio (per lo più rispetto al pagamento di bollette e affitti).


Interessante (e forse inaspettato?) il profilo sociale di chi sperimenta problematiche di questo tipo, connesse alla gestione dell’abitazione.

Queste difficoltà:

• risultano più diffuse tra le donne rispetto agli uomini;

• sono più comuni tra gli adulti di età compresa tra i 45-64 anni;

• interessano maggiormente persone separate o divorziate;

• coinvolgono in particolare le famiglie con minori, con 4 o più componenti;

• vengono manifestate frequentemente da persone di cittadinanza italiana;

• hanno una maggiore incidenza tra i residenti nelle isole, nel Sud e nel Nord-Est.


Soffermandosi, invece, sulle caratteristiche di coloro che vivono forme gravi di esclusione abitativa, emerge un quadro profondamente diverso:

• predominanza del genere maschile;

• maggiore incidenza del problema tra le persone straniere;

• elevata rappresentanza di giovani adulti 18- 34;

• forte presenza di persone sole.


LA SOLITUDINE TI FORTIFICA… MA SOLO SE LA SCEGLI TU


E a proposito di persone sole, i dati Eurostat e Istat ci dicono che in Italia 9,3 milioni di persone si sentono sole. 

Uno studio pubblicato nel 2024 su Psychological Science, ha rilevato che la solitudine non aumenta in modo lineare con l’età, ma presenta due picchi significativi nelle fasce della popolazione giovane e anziana. I giovani adulti sperimentano spesso solitudine in momenti di transizione e gli anziani possono sentirsi soli a causa della perdita di relazioni significative, dell’isolamento abitativo e del declino della salute. La fascia di età centrale, invece, tende a mostrare livelli più bassi di solitudine, probabilmente grazie alla maggiore stabilità della rete sociale.

Le trasformazioni sociali hanno ridotto la cerchia prossima familiare, ma risultano fortemente inficiati anche i legami di vicinato, amicali e i rapporti nelle comunità in cui viviamo.

Lo conferma un sondaggio pubblicato nel 2024 secondo cui più della metà dei giovani europei ammette di sentirsi sola. Il 57% tra i 18 e i 35 anni ha riportato una solitudine moderata o intensa, con la percentuale più alta in Francia (63%) e in Germania al 51%. 

Nonostante la solitudine giovanile sia una realtà diffusa, solo una minima parte delle politiche europee sul tema è rivolta a questa fascia d’età. Appena l’8% degli interventi è pensato per i giovani, mentre oltre la metà – il 53% – è destinata agli anziani.


Colpisce realizzare che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbia studiato la solitudine come fautrice di effetti negativi su salute mentale, ma anche fisica.

Sul piano psicologico, l’isolamento sociale è strettamente collegato a un aumento del rischio di depressione, ansia e alti livelli di stress.

Dal punto di vista fisico, la solitudine è associata a un maggiore rischio di malattie cardiovascolariictus e persino demenza. Può inoltre indebolire il sistema immunitario e compromettere la qualità del sonno. La solitudine può arrivare ad aumentare il rischio di morte prematura in misura pari (e in alcuni casi superiore) a fattori noti come il fumo, l’obesità e l’inattività fisica.


IL TELEFONO PUO’ ESSERE AMICO


Avevi mai sentito parlare del Telefono Amico? E’ una delle iniziative più longeve di contrasto alla solitudine.

Dal 1967 Telefono Amico Italia si impegna per dare a chiunque si trovi in stato di crisi o emergenza emozionale, in qualunque momento e in modo completamente gratuito, la possibilità di trovare un volontario aperto all’ascolto e al dialogo per favorire il benessere personale e la salute sociale.

Proprio in occasione del Natale, ad esempio, il servizio è stato disponibile in maniera non stop dalle 9 del 24 dicembre alle 24 del 26 dicembre.

 

IO LO SO CHE NON SONO SOLO


Ci piace concludere con il racconto di un riuscitissimo progetto di contrasto alla solitudine che arriva dal nord dell’Europa, in particolare Helsingborg, piccola città della Svezia.

Il progetto si chiama SällBo ed è nato nel 2019: un condominio sociale che ospita anziani a rischio di isolamento e giovani migranti arrivati da minorenni senza parenti o amici. Due categorie di persone che rischiano particolarmente di soffrire la solitudine, soprattutto in una società un po’ chiusa come quella svedese.

Dei 51 appartamenti del condominio, 31 sono abitati da persone over 65. 10 sono riservati a giovani stranieri, soprattutto afghani. I restanti 10 sono abitati da figure ponte, giovani non necessariamente svedesi da molte generazioni, ma ben integrati nella società locale.

Dal 2019 a oggi per SällBo sono passate circa 130 persone, scelte anche in modo da garantire eterogeneità in termini di interessi, estrazione economica ed educativa, orientamento sessuale e valori, in modo che l’esperimento di integrazione sia più completo possibile.

Ovviamente SällBo è dotato di numerosi spazi da vivere insieme: ad ogni piano c’è una grande cucina comune e una stanza degli hobby, su un terrazzo un piccolo orto.

I bisogni degli abitanti si incastrano, se accompagnati adeguatamente. Gli anziani possono aiutare a spiegare la storia locale e il contesto socioeconomico in cui i ragazzi si sono ritrovati da un giorno all’altro. I giovani invece possono ricambiare con le loro competenze tecnologiche e non solo.

SällBo è un esperimento unico nel suo genere, ma negli ultimi anni in giro per il mondo è emerso qualche altro progetto che ha finalità simili. Ad esempio, a Deventer, nei Paesi Bassi, c’è una casa di cura che offre alloggio gratuito a sei studenti universitari in cambio di almeno trenta ore al mese trascorse con altri residenti anziani.


E tu, conosci delle realtà simili sul tuo territorio?

Se ti va, scrivici nei commenti.

Può essere un piccolo gesto per creare una rete virtuosa di supporto a povertà, disagio e solitudine.

 




FONTI:

 
 
 

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